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Disturbi dell’infanzia

In terapia familiare quando ci si trova di fronte a un comportamento disfunzionale di un bimbo o a un particolare sintomo psicosomatico di cui è stata esclusa l’origine organica (enuresi, obesità, dermatite, cefalea, vomito, insonnia), noi cerchiamo di comprenderlo alla luce dei sistemi nei quali il bambino è calato e delle relazioni che in essi intercorrono. (in primis la famiglia, ma anche la scuola e il più ampio contesto sociale).
Se pensiamo che un bimbo fin dalla nascita è immerso in un ambiente famigliare dotato di proprie peculiarità relazionali e comunicative e che in questo contesto avvengono le sue esperienze primarie e fondamentali attraverso le quali si plasma, comprendiamo come i suoi comportamenti, così come ogni sua difficoltà (ritiro sociale, mutismo, aggressività, iperattività, difficoltà d’apprendimento, di concentrazione, del linguaggio, incapacità di gestione delle emozioni), diventino più facilmente leggibili e decodificabili comprendendo quello che avviene in famiglia.
Il disagio rappresenta infatti un tentativo disfunzionale del bambino per adattarsi ad una situazione per lui problematica. In effetti il bambino, non possedendo gli strumenti dell’adulto, manifesta le proprie difficoltà attraverso un comportamento disturbato o/e sintomi somatici.
Per il terapeuta familiare è dunque fondamentale vedere e considerare il bimbo non come individuo a sé stante, ma come parte di un sistema più ampio, nel quale i suoi comportamenti e/o sintomi, disagi, assumono un senso e sono decodificabili.
Perciò l’osservazione del bambino con la sua famiglia permette una visione ampia e meglio contestualizzata del problema, di solito i genitori non sanno né da cosa possa dipendere il malessere del proprio figlio e il suo comportamento problematico, né come comportarsi per poter gestire e risolvere la situazione.
La terapia familiare utilizza il gioco, il disegno, le favole, e il terapeuta lavora con bimbo e genitori allo scopo di risolvere le difficoltà in atto e aiutare a far emergere ogni loro potenzialità al fine di ristabilire armonia e benessere personale e familiare. Può anche valutare di lavorare solo con la coppia genitoriale.
Dunque un percorso di tipo sistemico-relazionale, si rivela particolarmente elettivo poiché oltretutto volto ad individuare ciò che sostiene e amplifica le difficoltà del bambino nei suoi contesti di appartenenza (famiglia, scuola, sociale) e a lavorare insieme ai genitori in vista della sua risoluzione, anche fornendo loro le strategie più opportune per affrontare e gestire i disagi in atto.